Intervista a Tony Cuboliquido – Vincitore del 3D Art Award 2017 @ City Walk

3D Dubai Canvas Art Award 2017 è stato organizzato da Brand Dubai in collaborazione con Meraas e ha visto City Walk, la nuova urban living destination di Dubai trasformarsi in una galleria a cielo aperto per circa 2 settimane. Più di 100 artisti da tutto il mondo hanno partecipato al contest inviando la loro candidatura e i loro bozzetti. 25 poi gli artisti selezionati, tutti maestri nella tecnica dell’arte 3D o anamorfica. Gli artisti hanno lavorato per 10 giorni a fine febbraio, e poi dal 1 al 7 marzo le opere sono state giudicate sia da una giuria di esperti che ha nominato i 3 vincitori, sia da una giuria popolare che ha partecipato al voto attraverso un contest su Instagram.

Tony Cuboliquido & Samira Cooper
Tony Cuboliquido & Samira Cooper

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come Dubai Events Blog abbiamo seguito con molto interesse questa iniziativa di arte pubblica e abbiamo avuto il piacere di conoscere e intervistare il vincitore di questa prima edizione. Tony Cuboliquido (Milano, 1974), artista versatile e poliedrico, madonnaro e maestro internazionale di arte anamorfica e 3D. (l’anamorfismo è un effetto di illusione ottica per cui un’immagine viene proiettata sul piano in modo distorto, rendendo il soggetto originale riconoscibile solamente guardando l’immagine da una posizione precisa. Wikipedia)

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Michela Spugnini (MS): Qual’è la tua formazione? Come ti sei avvicinato all’arte dei madonnari?

Tony Cuboliquido (TC) Ho sempre disegnato tanto, anche a scuola, invece di studiare, e mi sono formato alla scuola per illustratori di COMICS. Stano, Casertano, Roi, gli artisti della scuola di Bonelli, Milo Manara, su tutti Sergio Toppi. Il fumetto mi ha insegnato, tra l’altro, a dare la sintesi velocemente con il nero. Rispetto al mestiere del madonnaro ricordo che quando ero piccolo mio padre mi portava in piazza Duomo a Milano a vederli lavorare. Lo studio dell’arte e la lettura dei fumetti hanno fatto il resto! Il lavoro del madonnaro è una specie di sfida, mentre disegni parli con la gente, interagisci con le persone ma sai che devi concludere entro la giornata il tuo lavoro, e che entro breve quel lavoro non ci sarà più, sarà cancellato, ma chi ha iniziato a dipingere con il gessetto difficilmente lo abbandonerà. Ho poi lavorato a lungo in agenzie di comunicazione, come videomaker per video musicali, video per concerti; mi sono occupato di motion graphic, film di animazione, e poi ho fatto tanta pubblicità per diverse agenzie. La passione di andare per strada non si è mai interrotta però, e i gessetti in tasca durante tutti i miei viaggi non sono mai mancati. Durante l’estate sentivo il bisogno di prendere il treno o la bicicletta e di iniziare a viaggiare, e a disegnare e dipingere girando l’Italia, il Mediterraneo e lungo le strade d’Europa ero sempre in mezzo alla gente. Poi dopo aver partecipato ai festival italiani di madonnari ho iniziato a farmi conoscere e hanno iniziato a chiamarmi alle feste patronali in Italia e dall’estero per festival internazionali, negli Stati Uniti e in Messico.

MS: Quando e come hai iniziato a lavorare in 3D? 

TC: Mentre ero negli Stati Uniti per dei Festival legati alla tecnica del gessetto ho incontrato alcuni maestri del 3D, i pionieri di questa tecnica, come Kurt Venner e Tracey Lee Stum e guardando loro lavorare ho iniziato ad incuriosirmi e a voler provare a cimentarmi con questa tecnica. Come ho iniziato? Con una mela…ho messo una griglia sul tavolo, ho fatto una foto, ho provato a riprodurre la distorsione prospettica riportandola piana, ho testato, funzionava, e il primo lavoro che mi commissionarono fu per un Apple Store vicino Milano!

MS: Hai già lavorato a Dubai nelle due precedenti edizioni del Dubai Canvas. Raccontaci la tua esperienza. 

TC: Durante i Festival negli Stati Uniti si iniziò a parlare del Dubai Canvas e mi chiesero di partecipare insieme ad un gruppo internazionale già costituito, i Planet Street Painting (Peter Wrestling; Leon Keer, Ruben Poncia, Renco, Juandres Vera, tutti presenti qui a Dubai durante l’ultimo Dubai Canvas. NDR). Siamo stati invitati la prima volta nel 2015 e poi l’anno successivo per il festival che si svolgeva a JBR. I nostri lavori vinsero il premio del pubblico nel contest Instagram. Quest’anno le regole del Dubai Canvas sono cambiate, c’era una vera e propria gara, non potevamo partecipare come gruppo, quindi ognuno ha fatto la propria proposta e ci siamo ritrovati qui come singoli artisti a competere l’uno contro l’altro.

MS: Saprai che Dubai ha un Happiness Minister e infatti il tema della felicità era alla base delle richieste del contest. Come ti sei preparato?

TC: Ho investito molto in questo contest. A partire dallo scorso settembre ho iniziato con le prime bozze, a mettere insieme le idee, ho messo dentro molto di quello che ho imparato con la pubblicità, cioè tutto quello legato alla comunicazione, sono stato quindi molto attento alle richieste della gara, così come avrei fatto con un cliente privato. Sarebbero stati giudicati il tema, la composizione, l’utilizzo del colore, la luce e i contrasti, la tecnica e l’interazione con l’opera d’arte. Credo che il mio lavoro fosse ben inserito nel tessuto urbano, e che la distorsione la potevi scoprire solo attraverso la lente della macchina fotografica, quindi rientrava bene nei canoni del contest. Inoltre ho creduto che l’importante per vincere il concorso sarebbe stata l’idea e non solo la realizzazione perché mi sono trovato a competere con artisti tecnicamente incredibili come Kobra o Leon Keer, solo per citare due maestri dello street painting. Quindi ho lavorato mesi per costruire l’idea giusta, combinare insieme la dinamicità, bilanciare i bambini con le bambine, le etnie diverse. Ho fatto tre giorni di shooting fotografici, chiamando bambini di miei amici, lavorando anche con agenzie di casting. Ho provato il lavoro per 3 volte in scala, ho provato diverse combinazioni di colore, ho voluto mettere dento tutta la gamma di colori, perché il colore porta la felicità. Ho investito molto soldi, e mi sono detto: o ci vado e do il massimo, investendo tutto quello che ho da dare, o non ci vado nemmeno perché stare a Dubai per 10 giorni voleva dire rinunciare ad altri lavori, al tempo per la famiglia, a molte cose importanti. E’ un occasione che non si ripeterà mai, ho pensato, e il mio impegno è stato premiato!

MS: Come è stato lavorare a Dubai? Durante la settimana che vi ha visto dipingere il tempo è stato imprevedibile, pioggia, sole, tanto vento…

TC: Ho lavorato 12 ore al giorno durante le giornate normali, ma sono arrivato anche a 36 ore di seguito. Anche nelle giornate di pioggia lavoravo molte ore. Un giorno, sapevo che sarebbe venuto a piovere e non mi sono mai fermato perchè ho passato 4 ore solo a coprire il dipinto, l’ho fatto a regola d’arte, e appena ho finito è venuto l’acquazzone, ma sotto la copertura il mio lavoro era asciutto. Questo lavoro preventivo mi ha salvato il dipinto!

MS: Cosa ne pensi del Dubai Canvas Award? 

TC: Assolutamente unico nel suo genere, una grande possibilità per gli artisti, ma…il successo del lavoro del madonnaro è il dipingere dal vivo! Un elemento importante che non è stato preso in grande considerazione dagli organizzatori. Nella prima fase gli artisti hanno lavorato, solo dopo il pubblico è stato realmente coinvolto e la partecipazione è stata incredibile, ma più che altro quando il nostro lavoro era già finito. Sono stato sempre vicino alla mia opera durante quei giorni, ed ero molto contento di vedere la reazione delle persone e dei bambini, ma se non c’è l’artista che dipinge dal vivo il pubblico perde molto dello show. Noi artisti di strada siamo come degli attori che recitano la parte del pittore. Il pubblico ama guardare gli artisti mentre lavorano, e il pittore ama l’energia della gente che lo guarda lavorare. Per questo ho voluto inserire l’aspetto ludico della macchina che sparava bolle di sapone, per aumentare l’interazione con l’opera!

MS: Quali tecniche utilizzi solitamente? Quale hai usato nel tuo lavoro per il Dubai Canvas Award?

TC: Tempere, guaches, gessetti, ma principalmente acrilici. Cerco di combinare le tecniche in base all’occasione e in base al soggetto o al pavimento che mi ritrovo e utilizzo la tecnica che ritengo più adatta, che più mi può far divertire, non mi fermo mai nella sperimentazione. Mi piace avere coraggio con il colore, metterlo magari dove non serve per sperimentare; sono intuizioni date dal caso, dall’esperienza, e un pò dall’istinto che il più delle volte funzionano perché mi piacciono e producono dei buoni risultati. Qui a Dubai ho cercato di mettere all’interno del mio lavoro un pò di Fine Art, di curare l’anatomia, il tratto, la cromaticità continua delle figure, le luci, tutte con la tecnica del tratteggio che deriva dal gessetto e ho utilizzato il colore per dare forma all’immagine. Ho utilizzato tutta la gamma cromatica possibile per cercare anche attraverso questo di comunicare la felicità, l’happiness alla base delle richieste della gara.

P.S. Dopo aver vinto il primo premio al 3D Art Award, a Cuboliquido è stato commissionato da RTA e Dubai Police un altro dipinto, anche questo realizzato a City Walk. Il tema in questo caso era relativo alla sicurezza stradale, per la campagna #YourLifeIsATrust.

#YourLifeIsATrust
#YourLifeIsATrust Cuboliquido @City Walk

 

 

 

 

 

 

Link Utili: Cuboliquido Brand Dubai